In questo nuovo capitolo della nostra rubrica “Storie di Grandi Imprenditori”, abbiamo scelto di parlarti di un businessman italiano, vero orgoglio nazionale del Bel Paese: Pietro Ferrero, il fondatore dell’omonima e prestigiosa multinazionale dei dolciumi.
Se anche tu ami la Nutella, i Ferrero Rocher, i Tic Tac o la Cioccolata Kinder, è proprio lui la persona che devi ringraziare! 🤤
Nel caso fosse la prima volta che ti imbatti in questa rubrica, ti invitiamo a leggere anche i primi due articoli che abbiamo dedicato ad altri grandi protagonisti del mondo del business e a immergerti nelle loro affascinanti vite allo scopo di trarre da esse ispirazione e insegnamento: Steve Jobs, Henry Ford e Coco Chanel.
Come per i precedenti personaggi omaggiati su queste pagine, anche quella di Pietro Ferrero è una storia di passione, visione, risolutezza e coraggio che, ci auguriamo, conquisterà anche te come ha conquistato noi e che ti spronerà a dare sempre il massimo durante il tuo lungo cammino verso il successo.
Proiettiamoci insieme, dunque, nella storia dell’uomo che, con le sue creazioni e le sue ricette rivoluzionarie, ha letteralmente cambiato i concetti di “colazione” e “merenda” per i buongustai grandi e piccini di tutto il mondo, partendo da un modesto paesino immerso tra le colline del Piemonte.
Un inizio non proprio coi fiocchi
Pietro Ferrero nacque nel 1898 a Farigliano, un piccolo comune nelle Langhe piemontesi, ed è il primogenito di Michele Ferrero e Clara Devalle, una coppia di contadini. Pietro vive un’infanzia serena; fin da subito i suoi genitori gli insegnarono l’importanza e l’etica del lavoro, forgiando nell’animo del ragazzo uno spirito intraprendente e votato alla responsabilità.
Questo tipo di educazione e la sua innata passione per i dolci, avuta sin da piccolo, determineranno il futuro del giovane Pietro e contribuiranno a trasformarlo nel padre di una delle più grandi industrie dolciarie del pianeta.
Nel 1924 sposò Piera Cillario, dalla quale, un anno dopo, ebbe il figlio Michele; in seguito si trasferì prima ad Alba e poi, nel ‘34, a Torino, dove, nel 1940, aprì la sua prima pasticceria in via Sant’Anselmo, colmo di entusiasmo e sogni di gloria.
Purtroppo, però, questo suo primo progetto non andò affatto bene e il neo-imprenditore fu costretto presto a chiudere bottega per tornare ad Alba. 😢 Le cause di questo fallimento non sono note; potrebbero essere imputabili al clima di tensione causato dalla Seconda Guerra Mondiale allora in corso e dalle conseguenze che questa ebbe su tutto l’ecosistema socio-economico dell’epoca. Tuttavia non esistono notizie certe in merito ai motivi del primo (ed unico) insuccesso di Mr. Ferrero.

La prima pasticceria di Pietro Ferrero, aperta ad Alba nel 1940.

La prima pasticceria di Pietro Ferrero, aperta ad Alba nel 1940.
Nel 1924 sposò Piera Cillario, dalla quale, un anno dopo, ebbe il figlio Michele; in seguito si trasferì prima ad Alba e poi, nel ‘34, a Torino, dove, nel 1940, aprì la sua prima pasticceria in via Sant’Anselmo, colmo di entusiasmo e sogni di gloria.
Purtroppo, però, questo suo primo progetto non andò affatto bene e il neo-imprenditore fu costretto presto a chiudere bottega per tornare ad Alba. 😢 Le cause di questo fallimento non sono note; potrebbero essere imputabili al clima di tensione causato dalla Seconda Guerra Mondiale allora in corso e dalle conseguenze che questa ebbe su tutto l’ecosistema socio-economico dell’epoca. Tuttavia non esistono notizie certe in merito ai motivi del primo (ed unico) insuccesso di Mr. Ferrero.
L’unica cosa certa è che questa brutta avventura, come la storia dimostra, non annichilì affatto la determinazione di Pietro che, come sappiamo, non si diede per vinto 💪 e che, di lì a poco, sarebbe diventato una vera “rockstar” dell’imprenditoria italiana. 😉
E infatti, nel 1942, il risoluto e poco più che quarantenne pasticcere piemontese, aprì, proprio ad Alba, un nuovo laboratorio dolciario. Questa volta, però, Pietro Ferrero non intendeva assolutamente fare passi falsi e decise di concentrare tutti i suoi sforzi sulla produzione di dolciumi nuovi e originali, come nessuno mai ne aveva né visti né assaggiati prima; ma, al contempo, voleva che fossero economici e alla portata di tutti, persino in un periodo tragico come quello della guerra mondiale, durante il quale le materie prime scarseggiavano o erano reperibili solo a costi insostenibili. Si dà il caso che, proprio da quelle parti, intorno al comune di Alba, ci fosse un particolare prodotto assai diffuso ed economico… Hai già indovinato? Sì, stiamo parlando proprio delle nocciole! 💡
Giandujot: l’antenato della Nutella
A Pietro venne in mente l’idea che avrebbe completamente cambiato la sua vita, osservando gli operai torinesi andare al lavoro e fare merenda. Nella sua testa iniziò a balenare un pensiero fisso: voleva offrire un’alternativa dolce che potesse sostituire il solito spuntino a base di pane e pomodoro che i lavoratori erano abituati a portarsi appresso durante i propri turni in fabbrica.
Lui già sentiva, dentro di sé, che la sua intuizione era geniale, così si mise subito al lavoro e decise che avrebbe inventato una nuova leccornia abbastanza economica ma dal gusto molto più ghiotto. Ed ecco l’illuminazione! Avrebbe creato una pasta a base di cioccolato e nocciole in grado di conferire lo stesso apporto nutrizionale delle fette di pane al pomodoro, ma straordinariamente più deliziosa ed economicamente alla portata di qualsiasi esponente del ceto medio.
Ora Pietro Ferrero aveva una missione. L’entusiasmo per questa sua idea lo portò a lavorare ininterrottamente giorno e notte per testare diversi impasti, sperimentare dosaggi e ingredienti allo scopo di trovare la ricetta ideale. Coinvolse nel progetto anche la moglie Piera, la quale fu “costretta” ad assaggiare ogni diversa combinazione in cui il marito si cimentava, per dare il proprio parere.
Pietro iniziò anche a divulgare annunci tramite i quali cercava nuova manodopera per il suo laboratorio. Aveva le idee chiare e sapeva di poter investire sul suo progetto. Nella cittadina di Alba, la voce di queste nuove offerte di lavoro girò in fretta, considerato che ci si trovava nell’immediato dopoguerra e occasioni di impiego come questa erano più uniche che rare a quei tempi. In breve, infatti, la sua azienda passò dall’includere solo lui e la sua consorte a essere costituita da un team che contava altri 5 o 6 operai.
Finalmente, nel 1946, dopo quattro anni di esperimenti e test, Ferrero trovò la sua formula vincente e lanciò sul mercato quella che, in un primo momento, battezzò Pasta Gianduja e che successivamente brandizzò con il nome di Giandujot, ispirandosi a una popolare maschera di carnevale piemontese.
La sua ghiotta invenzione era una tavoletta composta di morbido impasto a base di dolcissima crema di cacao e nocciole, confezionata in modo molto semplice e minimale in carta stagnola, pensata proprio per quegli operai che Pietro aveva curiosamente osservato in passato e per la loro pausa merenda. Il suo sapore eccezionalmente delizioso, la facilità con cui si poteva trasportare, scartare e spalmare su una fetta di pane, così come il suo costo incredibilmente basso (costava l’80% in meno del cioccolato!), erano destinati a cambiare la vita di moltissime persone, di tutte le età.
Nel primo periodo si limitò a produrne una modesta quantità, da distribuire esclusivamente presso negozianti del paese, ma Giandujot riscosse immediatamente un successo esorbitante, che nemmeno il suo stesso creatore si aspettava. La sua “squisitezza tascabile” divenne il capriccio inevitabile anche di una fetta del mercato che Ferrero non aveva nemmeno considerato: i bambini! 👦 👧

Il Giandujot creato da Pietro Ferrero nel 1946.
Finalmente, nel 1946, dopo quattro anni di esperimenti e test, Ferrero trovò la sua formula vincente e lanciò sul mercato quella che, in un primo momento, battezzò Pasta Gianduja e che successivamente brandizzò con il nome di Giandujot, ispirandosi a una popolare maschera di carnevale piemontese.
La sua ghiotta invenzione era una tavoletta composta di morbido impasto a base di dolcissima crema di cacao e nocciole, confezionata in modo molto semplice e minimale in carta stagnola, pensata proprio per quegli operai che Pietro aveva curiosamente osservato in passato e per la loro pausa merenda. Il suo sapore eccezionalmente delizioso, la facilità con cui si poteva trasportare, scartare e spalmare su una fetta di pane, così come il suo costo incredibilmente basso (costava l’80% in meno del cioccolato!), erano destinati a cambiare la vita di moltissime persone, di tutte le età.
Nel primo periodo si limitò a produrne una modesta quantità, da distribuire esclusivamente presso negozianti del paese, ma Giandujot riscosse immediatamente un successo esorbitante, che nemmeno il suo stesso creatore si aspettava. La sua “squisitezza tascabile” divenne il capriccio inevitabile anche di una fetta del mercato che Ferrero non aveva nemmeno considerato: i bambini! 👦 👧

Il Giandujot creato da Pietro Ferrero nel 1946.
La nascita della “Ferrero” e un fiume irrequieto
Alla fine del 1946, la produzione della Giandujot arrivò a superare i mille quintali. Parallelamente cambia anche l’organizzazione del laboratorio; si passa da una impostazione artigianale a una industriale, i dipendenti arrivano a essere intorno alla cinquantina, cifra destinata a raddoppiare l’anno successivo.
L’impresa era decollata. Pietro fece costruire, sempre ad Alba, la sua prima fabbrica e, insieme alla moglie Piera, il 14 maggio del 1946 stilò l’atto costitutivo della sua nuova azienda: così nacque la “Ditta Individuale P. Ferrero”! 🎉 🏭 🍾
Pietro coinvolse anche il fratello minore Giovanni (il quale, in futuro, organizzerà la rete di distribuzione dell’azienda) e il figlio allora ventenne Michele, che sarà, negli anni a venire, il responsabile principale della globalizzazione della neonata azienda a conduzione familiare, già evidentemente destinata a diventare una grandissima multinazionale.
Come nelle altre storie di grandi imprenditori che abbiamo trattato, non possiamo esimerci, però, di citare anche le disavventure e le difficoltà affrontate dai nostri “eroi del business”. Nel settembre 1948 la tremenda alluvione del fiume Tanaro di Alba provocò l’allagamento dello stabilimento Ferrero, distruggendo gran parte dei macchinari di produzione e lasciando la fabbrica isolata e inaccessibile. Ma né la famiglia Ferrero, né i loro dipendenti, desiderosi di tutelare il proprio apprezzatissimo lavoro, si lasciarono abbattere da questo catastrofico episodio e, tutti insieme, si adoperarono per tornare il prima possibile alla normalità e ripristinare la produzione. Ce la fecero in soli quattro giorni 😮 e, alla fine del mese, l’azienda tornò operativa al 100%. 👍
L’eredità di Pietro nelle mani di un nuovo, brillante Mr. Ferrero
Dopo il superamento del disastro alluvionale del ’48, Pietro si sentì subito risollevato, ma non si fermò più nemmeno un minuto. A quei tempi, era ancora lui a occuparsi personalmente della distribuzione dei suoi prodotti presso i rivenditori, alla guida della sua automobile per le strade del Piemonte.
Tutto questo affaticamento e la frenesia della sua vita lavorativa, unitamente, forse, allo stress per la disavventura da poco affrontata, purtroppo decretarono la sua dipartita. Il 2 marzo del 1949, Pietro Ferrero morì, pare per un infarto, mentre guidava la sua Topolino, tra un appuntamento e l’altro. 😢
Le redini dell’azienda passarono nelle mani del fratello Giovanni e della vedova Piera coadiuvati dal giovane figlio di lei, Michele. Giovanni migliorò la rete di distribuzione dei prodotti, espandendola e orientandola direttamente ai dettaglianti. Nel ‘56 contribuì all’inaugurazione del primo stabilimento Ferrero all’estero, in Germania, per poi disgraziatamente seguire le sorti del fratello l’anno successivo.
Fu così che, nel 1957, la conduzione dell’azienda di famiglia, in piena fase di sviluppo ed espansione, passò nelle mani dell’appena trentatreenne Michele Ferrero, figlio del fondatore Pietro, e sul quale si potrebbe scrivere un altro intero capitolo di “Storie di Grandi Imprenditori”.
Basti dire che, grazie agli insegnamenti del padre, della madre e dello zio Giovanni, il giovane Michele aveva già una visione estremamente chiara del futuro. Fu lui ad espandere a livello globale il brand “Ferrero”; è sotto la sua guida che nascono i prodotti di punta dell’azienda piemontese, quali i cioccolatini Mon Chéri, le mentine Tic Tac, gli eleganti Ferrero Rocher e tutta la fortunatissima linea Kinder (che ad oggi genera il 50% del fatturato della società); fino al capolavoro assoluto di casa Ferrero, la diretta discendente di quella deliziosa tavoletta di cioccolato e nocciola spalmabile ideata dal padre due decenni prima, la punta di diamante dell’intera eredità di Pietro Ferrero: la celeberrima Nutella.
Oggi la multinazionale “Ferrero International S.A.”, pur essendo una delle aziende dolciarie più grandi e famose del mondo, è ancora guidata da un membro della famiglia di Pietro, suo nipote Giovanni, figlio di Michele. È un impero globale, con filiali in più di 50 Paesi, che sforna oltre 365.000 tonnellate di prodotti all’anno per un fatturato di oltre 10 miliardi di euro e un patrimonio stimato di oltre 20 miliardi.
La Ferrero è il sogno di un giovane pasticcere di umili origini che è diventato realtà e che è stato tramandato di generazione in generazione, conservando lo stesso spirito e la stessa passione degli inizi; un sogno che, però, rende felici non solo gli eredi di Pietro, ma anche milioni di uomini, donne e bambini in ogni angolo del pianeta che oggi possono disporre di una vastissima scelta di prodotti di altissima qualità per le loro merende e le loro colazioni.


